Di che cosa ha bisogno un neonato?

Fotografia di :http://www.mauroaluffi.com/gregorio/

Giorni fa ho incontrato un neo nonno dall’aria un pò affranta.

“Come va? Come sta il piccolo?” ho chiesto

“Bene, sta bene…ma vuole stare sempre in braccio…” mi ha risposto, e mi è sembrato un pò a disagio, quasi in imbarazzo.

“Non avrai paura di viziarlo…è normale, è in piena esogestazione!” ho esordito, e sono partita con il mio pippotto .

Fortunatamente, si sta diffondendo una cultura più attenta alle esigenze del neonato, che non teme di “viziare” i bambini prendendoli spesso in braccio e rispondendo prontamente agli inevitabili pianti, perchè consapevoli di rispondere a quelli che sono veri e propri bisogni fisiologici , che nulla hanno a che vedere con la figura di un neonato di poche settimane o mesi già in grado di manipolare e tiranneggiare i poveri genitori.
In tutta onestà non avrei mai preso in considerazione l’eventualità di diventare mamma se avessi creduto che a ogni tappa di crescita del nostro bambino sarebbe corrisposta una snervante guerra di potere…per dormire, per mangiare, i capricci…
Ho preferito accostarmi a un’ idea di infanzia più “gentile”, e a modelli genitoriali meno direttivi e più pronti all’ascolto.
Di cosa ha bisogno un neonato?
Quando un bimbo nasce, e per i successivi nove mesi circa, si parla di esogestazione , ovvero il periodo necessario al neonato per portare a compimento lo sviluppo neurologico e la maturità biochimica.
Perchè, a differenza degli altri mammiferi, noi esseri umani nasciamo pronti fisicamente, ma non cognitivamente, gran parte dello sviluppo neurologico lo terminiamo una volta nati.
Il principale bisogno del neonato è quello di essere contenuto, di ritrovare le condizioni in cui si è sviluppato nell’utero materno, per meglio terminare il processo di maturazione.
Nell’utero, man man che cresce, il mondo che lo circonda diventa sempre più stretto.
Se inizialmente può girare e rigirare come un pesciolino, rimbalzando e carezzando frequentemente e dolcemente le pareti dell’utero materno, poco alla volta, crescendo e riducendosi lo spazio, le carezze si fanno più pressanti, fino ad arrivare alle contrazioni che lo accompagneranno all’uscita.
La stimolazione tattile non è dunque una novità per i neonati, tanto più che il tatto si sviluppa nell’embrione prima dell’ ottava settimana di gestazione .
Per questo i piccoli amano stare in braccio, hanno fame di contatto. Si sentono contenuti, avvolti, ritrovano i rumori che sentivano in grembo, il battito del cuore…
Tutto ciò aiuta lo sviluppo cardiorespiratorio, l’ossigenazione del sangue, la regolazione termica, e in sostanza favorisce l’ intensificarsi dell’intera maturazione.
Questo a livello organico.
A livello psicologico, il contatto aiuta il neonato a percepire e conoscere se stesso e il proprio corpo, in un iniziale processo di costruzione della propria individualità e identità.
Inoltre si sente competente, perchè al suo richiamo, qualcuno accorre, e anche questo aiuta a crescere bene, a sviluppare una sana fiducia nel mondo.
Perciò, mamme, papà, se il vostro bimbo vuole stare sempre in braccio, e se anche voi sentite il forte impulso di tenervelo vicino, di cullarlo, coccolarlo, FATELO!!!
E’ nella natura delle cose.
I bambini NON si viziano, si amano!
I vizi, eventualmente, arrivano molto dopo, e li diamo noi adulti, per i motivi più diversi…

Ispirata da:

  • “E se poi prende il vizio? Pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili dei nostri bambini”

Alessandra Bortolotti, Il Leone Verde Edizioni

  • “Il linguaggio della pelle. Il senso del tatto nello sviluppo fisico e comportamentale del bambino.”

Ashley Montagu, Verdechiaro Edizioni

  • Bésame mucho. Come crescere i tuoi figli con amore.”

Carlos Gonzales, Coleman Editore

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